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È a Roma la Veronica?

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di Padre Germano

In occasione dell’anno giubilare è stata allestita, nel Palazzo delle Esposizioni a Roma, dal 9 dicembre 2000 al 16 aprile 2001, forse la più importante mostra su “Il Volto di Cristo”, organizzata dallo stesso Palazzo delle Esposizioni e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana.
Dall’ ”Electa, Milano” è stato pubblicato un prezioso catalogo, curato da Giovanni Morello e Gerhard Wolf. Il IV capitolo è dedicato alla Veronica.

Nello scorrere le varie immagini si nota che, intorno al 1617, avviene un mutamento radicale nel riferimento iconografico della Veronica. Prima di quella data le copie della Veronica apparivano con gli occhi aperti, belle esteticamente, dopo invece appaiono con gli occhi chiusi e di una bruttezza che si stenta a credere che riproducessero l’immagine per cui tanti pellegrini si accalcavano per vederla (cfr catalogo IV, 55; IV, 56; IV, 57; IV, 64).
Questa particolarità appare ancor più strana nell’opuscolo del 1635 di Francesco Speroni (cat IV, 63), che risulta copia del libro del 1618 di Giacomo Grimaldi. (libro grimaldi – copia libro speroni)
Ci si domanda: perché viene esposta una copia di un libro di cui si ha l’originale? Ma la perplessità aumenta (o si chiarisce?) quando si confronta l’originale del libro con la copia. Tutto sembra collimare perfettamente (testo, simboli, struttura…) eccetto l’immagine della Veronica: nell’originale del Grimaldi si rifà all’iconografia tradizionale (occhi aperti), nella copia dello Speroni si adotta il nuovo riferimento (occhi chiusi).
Quali le possibili spiegazioni?
Gerhard Wolf, nell’introduzione al capitolo, manifesta dubbi sulla presenza dell’originale della Veronica in S. Pietro. Parlando della statua di S. Veronica del Mochi situata nel pilastro sud-occidentale della crociera di S. Pietro, afferma che “sulla balconata ad un’altezza più “remota” si svolgono le ostensioni canoniche dell’originale. Oppure quest’ultimo è sparito dalla chiesa già all’inizio del cinquecento, trafugato durante il sacco di Roma? Oppure, se ancora oggi sussiste un’immagine o un velo, che cosa vi si vede “veramente”?… Si vorrebbe esprimere il desiderio, pio e profano a un tempo, di sapere di più sulla natura dell’oggetto misterioso”.
Ma se l’originale non c’è più, quando potrebbe essere sparito? Durante il sacco di Roma, il 6 magio 1527? Oppure il libro del Grimaldi e la copia dello Speroni nascondono la soluzione dell’enigma? Infatti se nel libro del Grimandi del 1618 l’immagine della Veronica è ligia alla tradizione (occhi aperti) e la copia dello Speroni de 1635 segue il nuovo riferimento iconografico, si può facilmente dedurre che proprio in quegli anni l’originale sia scomparso da Roma.
Altro indizio a supporto di questa ipotesi sono gli avvenimenti di quegli anni che riguardano la Veronica.
Nel 1616 il Papa Paolo V si trova di fronte ad una richiesta di una copia della Veronica per la regina Maria Costanza della Polonia da parte della corte imperiale di Vienna. La copia viene affidata ad un canonico di San Pietro di nome Pietro Strozzi. Vengono, poi, vietate ulteriori copie. La lettera del Papa, datata 7 settembre 1616, dice espressamente che nessun artista deve essere utilizzato per eseguire delle copie della Veronica, ma solo canonici di San Pietro.
Eccezionalmente furono realizzate ancora due copie sotto il pontificato di Gregorio XV, e subito dopo fu proibito, sotto la pena della scomunica, realizzare copie delle copie. La loro caratteristica comune è la rappresentazione dell’immagine con gli occhi chiusi.
Più tardi Papa Urbano VIII, non soltanto vietò tutte le copie della Veronica, bensì ordinò che tutte le copie esistenti, fatte negli ultimi anni, dovessero essere distrutte.
L’intervento così autorevole e drastico (scagliare scomuniche) non può essere giustificato dal bisogno di dover nascondere un furto?
Non può essere che Pietro Strozzi, dovendo fare una copia e non avendo l’originale, va a naso e produce un piccolo sgorbio?
Non può essere che Francesco Speroni può riprodurre tutto del libro del Grimaldi eccetto l’immagine della Veronica per non incorrere nelle sanzioni papali? Allora non sarebbe lontana dal vero l’ipotesi di Jan Wilson fatta sulla rivista “Il Telo” (anno I, n. 1, gennaio-aprile 2000) secondo la quale ci sarebbe stato “qualche mutamento clandestino nel corso del XVI secolo, così che l’originale sia quel telo simile alla veronica – ancora esistente – che apparve a quei tempi a Manoppello, e fosse stato lasciato nella teca della Veronica solo un indefinito tessuto qualsiasi?”
Infine una domanda: è ancora in vigore la scomunica di Gregorio XV per cui in una mostra del 2000 si debba proporre una copia di un libro e non l’originale?

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