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Sito del Volto santo di Manoppello
• IMPRESIONES
Titolo   

Omelia del Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
Santuario del Santo Volto di Manopello
27 aprile 2008

La liturgia di questa VI domenica di Pasqua, ci fa pregustare la festa della Pentecoste, verso la quale ci incamminiamo a grandi passi. Le letture che abbiamo ascoltato sono un invito a vivere nella gioia perché accanto a noi e dentro di noi vive lo Spirito Santo, lo Spirito di verità.
«Stupende sono le opere del Signore . . . Acclamate a Dio da tutta la terra» (Sal 66, 1-3). Il Salmo responsoriale ci fa esultare per le opere del creato, ma nello stesso tempo, con Sant’Agostino esclamiamo: «Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode […]. Ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha sosta finchè non riposa in te». I nostri occhi, attraverso il mondo visibile sono invitati verso quello interiore e invisibile: nella dimensione dello spirito nel quale si riflette la luce del Verbo che illumina ogni uomo. In questa luce opera lo Spirito di verità.
La gioia di questa domenica si focalizza sulla realtà della nuova presenza misericordiosa di Dio fra gli uomini, che fa seguito alla partenza di Gesù mediante la morte e la risurrezione. «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre», aveva assicurato Gesù ai discepoli smarriti dal senso di orfanezza che li aveva assaliti al pensiero della perdita del Maestro. No, gli apostoli non saranno orfani. Non saranno orfane le generazioni sempre nuove dei seguaci di Cristo. Gesù è con loro costantemente. Viene costantemente a loro nella potenza dello Spirito Santo. Tale è la verità più profonda che vive la Chiesa: il tempo del cenacolo, della compagnia con Cristo, dura sempre nella Chiesa. Dura in noi.
E’ lo Spirito Santo che rende contemporaneo il Cristo presso tutti gli uomini di tutti i tempi, potendo così essere il Salvatore di tutti. Dopo la dipartita del volto storico del Cristo, è attraverso lo Spirito che al mondo è restituita la sua presenza. Il velo di bisso conservato in questo Santuario come una preziosissima reliquia ci dona le sembianze del Messia, ma in esso è lo Spirito che rende visibile il Figlio dell’Uomo, così come il Figlio ha reso visibile il Padre (cfr BADDE Paul, La seconda sindone, p. 216).
Scriveva il Cardinale Joseph Ratzinger: «Non è dunque un problema di colore degli occhi o dei capelli, né un problema di fisionomia. È un problema di sguardo, del nostro sguardo: come sappiamo guardare al volto di Gesù? Se ci manca lo sguardo della fede, siamo come i discepoli di Emmaus che non riconobbero nei tratti di quel pellegrino il volto del Signore risorto […]. Se nell’uomo non accade un’apertura interiore, che vede più di ciò che è misurabile e ponderabile, che percepisce lo splendore del divino nella creazione, allora Dio resta escluso dal campo visivo» (Introduzione allo spirito della liturgia).
Su questa stessa linea, riascoltiamo quanto ha detto lo stesso Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, nell’omelia pronunciata durante la sua visita a questo Santuario: «Per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo».
«Il tuo volto è la nostra patria!» ha scritto Santa Teresa di Lisieux. La patria agognata da ogni uomo dove regna la pace e la concordia. Osservando l’immagine del Santo Volto di Cristo, visibile ed invisibile nello stesso tempo; un volto “disarmato”, come ha detto qualcuno, noi possiamo trovare il riferimento giusto per l’espressione dei nostri stessi volti; «Un volto disarmato può disarmare il prossimo» diceva il filosofo ebreo Emmanuel Lévinas.

Altri due elementi emergono dalla liturgia odierna. Il primo si riferisce alla condizione posta da Gesù per avere la luce necessaria per vedere e per godere della presenza del Consolatore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre… e voi lo conoscerete». Il secondo elemento, indicato dalla lettera di san Pietro apostolo, è questo: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».
Per primo noi vediamo come l'amore è il pieno compimento della vocazione della persona secondo il disegno di Dio. Colui che ama Dio, ottiene da Dio non solo amore, ma anche la capacità di amare. Di questo l'umanità ha bisogno, perché solo l'amore è credibile. La fede incrollabile in questo amore ispira nei discepoli di Gesù di ogni epoca pensieri di pace, spalanca orizzonti di perdono e di concordia. «Chi sa di essere amato, ama» diceva Don Bosco ai giovani per orientarli ad essere “buoni cittadini e onesti cristiani”.
In secondo luogo vediamo come i discepoli di Cristo devono essere pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro (cfr 1 Pt 3, 15). Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi chiarisce che i cristiani devono poter dare una risposta circa il logos – il senso e la ragione – della loro speranza; e speranza è l'equivalente di fede (cfr 2). La fede dev'essere trasmessa ed accolta anche nella sua bellezza e forza intellettuale, nella sua intima "ragionevolezza", come risposta a tutte le istanze autentiche della ragione. «Tuttavia – ammonisce Pietro – questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza..».
Quanta saggezza umana e quanta ricchezza spirituale contengono queste due indicazioni! Occorre che ci mettiamo decisamente e con entusiasmo su questa linea, e l’aiuto dello Spirito Santo non verrà meno. Per questo imploriamo il dono della sapienza e lo facciamo per intercessione di Maria SS.ma Madre di Cristo. Lo chiediamo a colei che più e meglio rispecchia le sembianze umane del Figlio di Dio fatto carne, che più e meglio ha contemplato il suo Santo Volto in terra e lo contempla nell’eternità.



 
 
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