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Sito del Volto santo di Manoppello
• DETTAGLIO APPROFONDIMENTI
Titolo   

I due modelli per l'immagine di Cristo nell'arte:

la Sindone e il Volto Santo di Manoppello


Il Volto Santo di Manoppello non è solo identico con la Veronica romana, ed esso non costituisce solo un'unica immagine con la Sindone, ma è anche uno dei due modelli fondamentali, rappresenta un prototipo per l'immagine di Cristo.

Il tipo classico dell'immagine di Cristo

Esiste un tipo classico dell' immagine del volto di Cristo così chiaramente delineato che, se visto anche solo una volta, lo si può riconoscere immediatamene in qualsiasi altra opera. Esso è caratterizzato da una testa alta con un naso lungo, da due bande di cappelli che cadono fino sulle spalle, da baffi e da una barba spesso bipartita. Gli occhi guardano leggermente in alto così da mostrare il bianco del globo oculare sotto la pupilla.

Spesso questo bianco del globo oculare si trova dipinto anche su immagini di Cristo che guardano l'osservatore. In questo caso la raffigurazione non corrisponde alla natura, perché il bianco dell'occhio non è più visibile da parte di chi guarda in faccia l‘iterlocutore. Quando, nonostante questo contrasto con la natura stessa degli occhi umani, il bianco sull'occhio sotto la pupilla è reso visibile anche in un Cristo che guarda l‘osservatore, una tale diversità rispetto alla natura risulta possibile solo perché questa particolarità viene vista come tipica del modello da imitare. Soffermando lo squardo sul Volto Santo di Manoppello, molti hanno la sensazione che questo volto guardi l‘osservatore. Le guance delle immagini del tipo classico di Cristo sono quasi sempre disuguali, il volto è perciò asimmetrico. Questa è la grande novità. Tutte le divinità antiche, gli dei dell'induismo e perfino le diverse presenze di Budda, vengono sempre raffigurate con un volto ideale e simmetrico. Queste non mostrano mai, come il Cristo classico, un volto personale e individuale.

Dobbiamo concludere, in contrasto con tanta ricerca degli studiosi dell'arte, che l'immagine di Cristo così individuale deve avere il suo modello. Per la struttura fortemente asimmetrica, il modello è la Sindone, o la Sindone insieme con il Volto Santo di Manoppello. Per gli occhi e tutti gli aspetti più vitali, l'unico modello è costituito dal Volto Santo.


Gli elementi spia
Ho dimostrato l'influsso del volto della Sindone di Torino sulle opere d'arte attraverso delle elementi spia prima di conoscere il Volto Santo di Manoppello (cfr. H. Pfeiffer, L‘arte e la Sindone, in Sindone, Cento anni di ricerca, a cura di B. Barberis e G. M. Zaccone, Roma 1998, pp. 107-110). Elementi rassomiglianti che si trovano sulle immagini da paragonare tra loro, quella della Sindone e quella dell'opera d'arte, servono come spie per determinare l'influsso della Sindone sulle raffigurazioni di Cristo nell'arte. Poiché l'immagine della Sindone non è prodotta artificialmente, tutti i suoi dettagli, anche quelli che ci servono come elementi spia, debbono essere considerati come anteriori alle figurazioni nell'arte.
Una volta conosciuto il legame strettissimo tra il volto della Sindone e quello che si vede sul velo di Manoppello, si debbono cercare nuovi criteri per determinare con precisione l'influsso dell'una o dell'altra reliquia, o di tutte e due insieme, sulle immagini d'arte figurativa. Se riusciamo a determinare tali criteri, questi possono offrirci ulteriori argomenti, per l'identificazione del Volto Santo di Manoppello con l'immagine di Camulia e della Sindone di Torino con il Mandilion di Edessa.

Una prima distinzione è da desumere dall'impressione diversa che ci dà il volto della Sindone e quello di Manoppello. Il volto della Sindone sottolinea più la struttura ossea e rigida, quello di Manoppello appare più rotondo. Così tutti i mosaici del Cristo Pantocrator a Costantinopoli, in Grecia e in Sicilia rappresentano il tipo che palesa principalmente la Sindone come modello. Le immagini di Cristo dell'arte fiamminga del Quattrocento sono invece piuttosto da mettere in rapporto con il Volto Santo di Manoppello.

Nel primo caso, i mosaicisti vengono da Costantinopoli nel XII secolo, dove hanno conosciuto il Mandilion, cioè la Sindone. Nel secondo caso, gli artisti hanno avuto piuttosto la conoscenza della Veronica romana, cioè del velo di Manoppello. È interessante, in questo contesto, osservare come tutte le raffigurazioni di Cristo del XII o del XIII secolo a Roma, mostrano sempre un volto con un contorno più morbido e più curvilineo rispetto alle immagini di Cristo prodotte da correnti artistiche quasi esclusivamente bizantine. Possiamo cogliere quindi l'influsso della Veronica su tale opere, eseguite a Roma, nel Lazio e nelle provincie limitrofe.

Possiamo trovare il tipo classico del Cristo nelle catacombe romane e su i sarcofagi ad Arles, Milano e Roma già verso la fine del IV secolo.

Dalle due guance quasi sempre disuguali, si può cogliere l‘intenzione degli artisti di presentare sempre un ritratto individuale di Cristo e non una sua immagine ideale. Come nelle pitture delle catacombe romane, gli occhi di Cristo mostrano il bianco del globulo sotto la pupilla, non si può escludere l'influsso della reliquia di Manoppello anche su di esse.

La stessa cosa vale per i mosaici della chiesa di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. La zona più alta delle pareti della navata principale è dedicata a raffigurazioni di scene della vita di Cristo. Tutto il ciclo è da datare al 520. Il tipo classico, il ritratto di Cristo, si trova solo sulle scene della passione e delle apparizioni del Cristo glorioso dopo la sua resurrezione.

Il volto di Cristo in queste ultime scene corrisponde al tipo piuttosto rigido che è rappresentato dalla Sindone, ma gli occhi guardano in alto tanto da fare intravedere il bianco del globo sotto la pupilla e l'iride. Quest'ultimo dettaglio, come abbiamo già visto, è da collegare con l'immagine del Vvelo di Manoppello. Ma nel IV e nel VI secolo i due oggetti hanno avuto ancora altri nomi, o meglio, non furono nominati affatto.

La reliquia di Manoppello non si trova ancora in nessun documento. Anche la Sindone deve essere stata conosciuta, ma non conosciamo ancora il suo nome, se non la vogliamo identificare ipoteticamente con il famoso Labarum, la bandiera delle truppe romane che fu creata da Costantino e che sparì sotto il governo di Giuliano l'Apostata.

Il Mandilion è la Sindone e l'immagine di Camulia è il Volto Santo

Solo con la seconda metà del VI secolo conosciamo il nome dell'immagine di Camulia come l'Acheiropoyetos, e il nome Mandilion per l'immagine del re Abgar. Se queste due immagini corrispondono, secondo le loro descrizioni, con il Volto Santo di Manoppello e con la Sindone di Torino, e se possono essere considerate come i modelli principali per l'immagine classica di Cristo nell'arte sin dal IV secolo, tutte e due debbono essere non solo esistite, ma anche conosciute anteriormente al tempo dei primi documenti scritti che parlano di entrambe sotto altri nomi.

Il tipo più importante dell'immagine classica di Cristo è costituito dal Pantocrator. Il più antico esempio è quello dell'icona del convento di Santa Caterina alle falde del monte Sinai. Questa icona è da datare a poco prima della metà del IV secolo. In essa si possono riconoscere tutti e due i modelli, la Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello.

Sembra che tutta l'icona sia stata costruita coll'aiuto delle tracce che si possono intravedere sulla Sindone e che gli artisti in quel tempo poterono vedere solo ad Edessa. Le due guance sono fortemente distinte e il volto risulta asimmetrico. La grande traccia di sangue sulla fronte dell'immagine della sindone in forma di una “E“ fu interpretata dall'artista come una caratteristica della pelle della fronte di Gesù e dipinta con colore bianco. La mano destra che fa un gesto interlocutorio si trova, in confronto coll'immagine della Sindone, esattamente là dove sulla reliquia torinese si vede la grande fuoruscita di sangue sul lato destro del corpo.


La struttura del volto asimmetrico è un po‘ rigida, ma gli occhi che guardano in alto discendono da quelli del Volto Santo. Anche i capelli sono disposti come presso il velo di Manoppello. Delle linee parallele dividono ritmicamente il loro flusso ondulato. Il fatto che la banda destra dei capelli passi dietro la nuca e la sinistra si appoggi sulla spalla con una leggera curva, è dovuto a delle tracce di sangue sull'immagine sindonica. Si può concludere che l'artista che ha dipinto l'icona del Sinai abbia studiato le tracce visibili sulla Sindone con molta attenzione e abbia fatto uso di tutte le tracce che si scorgono sulla Sindone e all'insieme dell'immagine per la trasformazione in un'icona.

Abbiamo già detto che in quel tempo la Sindone era conosciuta come il Mandilion di Edessa. Ma dove l'artista dell'icona ha potuto studiare il Volto Santo che oggi si conserva a Manoppello? I due dettagli degli occhi rivolti in alto, e dei cappelli divisi in strisce parallele ondolate, tradiscono la conoscenza del Velo. Ma verso la metà del VI secolo il velo, che dovrebbe essere l'immagine di Camulia, non era ancora trasportato a Costantinopoli. Dall'altra parte, la forma dei cappelli e degli occhi corrisponde già a uno degli affreschi nella catacomba dei Santi Pietro e Marcellino a Roma, e questo affresco risale alla fine del IV secolo.

Queste osservazioni postulano quattro domande. Furono fatti dei disegni secondo il modello del Volto Santo che oggi è venerato a Manoppello già verso la fine del IV secolo? Questi disegni furono fatti a Roma? I due modelli, la Sindone e il velo erano ancora insieme a quel tempo? I due modelli erano insieme, ma separati uno dall'altro materialmente, o formavano ancora un'unità, con un pezzo di stoffa sovrapposto all'altro?


Anche se queste quattro domande non possono trovare una risposta certa, tuttavia possono orientare l‘ulteriore ricerca. C'è un altro elemento spia, cioé il ciuffo di capelli corti sulla fronte del Volto Santo di Manoppello che ci conferma l'influsso della reliquia sulle immagini d'arte. Questo ciuffo di capelli può trovarsi o meno sulle immagini del tipo classico di Cristo. Dove esso è presente, là possiamo essere certi dell'influsso del Volto Santo di Manoppello.

La prima volta che troviamo questo ciuffo, esso è ridotto a due capelli sulle monete che l'imperatore Giustiniano II fece coniare nel 692. Queste monete mostrano sul recto il ritratto di Cristo, sul verso il ritratto dell'imperatore. Poi vediamo questo ciuffo sulle prime raffigurazioni del Mandilion, sull'icona del convento di Santa Caterina che mostra la scena della consegna del Mandilion con il volto di Cristo al re Abgar. L'icona è da datare al tempo della traslazione del Mandilion a Costantinopoli. Il volto che si può vedere sul Mandilion nelle mani dell'emissario è del tipo piuttosto rotondo, cioé corisponde con quello del velo di Manoppello. Sulla fronte si scorge il ciuffo dei capelli corti. Solo le due bande dei capelli sono raffigurati nelle curve caratteristiche che abbiamo già osservato sull'icona del Cristo Pantocrator del convento del Monte Sinai. Sono presenti chiaramente i due modelli, ambedueue le reliquie, quella di Manoppello e quella di Torino.


Le due icone del Mandilion

Ci sono anche due icone dipinte del Mandilion, una in Vaticano, e una a Genova nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni. La prima, generalmente datata al XII secolo, corrisponde più al tipo rigido della Sindone; la seconda deve essere stato eseguita al più tardi nel periodo compreso tra il 1261 e il 1340, ma più probabilmente anche già nel XII secolo a Bisanzio. Non si sa niente della provenienza orientale della prima icona che fu venerata fino il 1871 nella chiesa di San Silvestro a Roma. La seconda icona di Genova, corrisponde piuttosto al tipo rotondo e al Velo di Manoppello. Nessuna delle due icone raffigura il pezzo di stoffa, che è il supporto del volto di Cristo.

L'icona di Genova ha dovuto sostituire l'originale Mandilion, nel 1261, dopo la cacciata dei cavalieri latini da Costantinopoli come il Mandilion ha dovuto sostituire nel 944 l'immagine di Camulia. Il Mandilion sparì da Costantinopoli dopo il 1204, l'immagine di Camulia intorno al 705.

La radiografia dell'icona di Genova ha palesato che sotto la pittura se ne trova un'altra, eseguita su un pezzo di stoffa e questa pittura appare piuttosto come una copia del Volto Santo di Manoppello.
Possiamo allora concludere che, se l'immagine di Camulia (come tale ha potuto essere copiato sul pezzo di stoffa sotto la pittura del Mandilion di Genova) assomiglia al Volto Santo di Manoppello, e di nuovo la reliquia abruzzese alle rappresentazioni della Veronica romana (come tale ha potuto avere un influsso sulla pittura fiamminga del Quattrocento), sia l'immagine di Camulia deve essere identica con la Veronica, sia tutte e due devono essere identiche al Volto Santo di Manoppello.



 
 
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