Documento senza titolo
Il Santuario
»
»
»
»
»
»


Ricerca scentifica
»
»
»


Ricerca scentifica
»
»
»

 

 

 

 

 

 

 

 



 
Sito del Volto santo di Manoppello
• DETTAGLIO STUDI
Titolo   

Famiglia Cristiana n 13 del 27-03-2005
LA RISURREZIONE DI GESÙ, SPERANZA PER IL MONDO

ABBIAMO TUTTI BISOGNO DEL VOLTO DEL RISORTO
di Monsignor Bruno Forte - Arcivescovo di Chieti-Vasto

Dio ha un volto: è quanto rivela allo sguardo della fede la vita del Figlio venuto nella carne, nella tenebra scandalosa del Venerdì santo, dove il suo volto è quello dell’Uomo dei dolori davanti a cui ci si copre la faccia, e nella luce di Pasqua, dove il Volto amato appare alle donne e ai discepoli come lo splendore del Dio vicino, il frammento in cui si compie nel tempo l’irruzione vittoriosa dell’Infinito e dell’Eterno per la nostra salvezza.

Nel Volto dell’Abbandonato vincitore della morte si rivela il mistero dell’amore più grande, il solo capace d’illuminare il dolore e la morte: mistero di un infinito bene, che si fa piccolo, si "abbrevia", per donarsi a favore dei senza Dio e dei maledetti da Dio, affinché questi vivano della vita di Dio.

È la carità umile del Crocifisso risorto la rivelazione della Bellezza che salva, l’amore che lo ha spinto ad annientarsi per noi per portare il nostro niente nel cuore stesso di Dio. Lo esprime – non senza l’influenza della meditazione cristiana – la stessa terminologia delle lingue latine: la parola che si imporrà in esse per dire la bellezza è quella derivata dal medievale bonicellum (diminutivo di bonum), quasi a indicare un "bene" che si fa piccolo e a suo modo si abbrevia (donde "bello" in italiano, beau in francese, bonito in castigliano e portoghese, beautiful in inglese).

È questo "piccolo bene", è questo amore che si contrae perché l’altro viva, il volto della Bellezza che salva. Il Crocifisso vive certo la tragedia più profonda: davanti al suo volto ci si copre la faccia! E tuttavia è lui a manifestare il volto amoroso del nascosto Altro, cui egli si abbandona: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (Luca 23,46).

La Croce apre così alla possibilità veramente divina di vivere la lontananza più alta come profondissima vicinanza: nel dolore della separazione più grande si consuma il fuoco dell’amore, più forte della morte. Il Pastore Bello (così, testualmente, Giovanni 10,11), l’Umiliato della Croce, che abbandonato si abbandona ed è accolto dal Padre nella vittoria pasquale, è la soglia dove può compiersi per noi quel passaggio verso il Mistero ultimo, in cui consiste la redenzione del mondo e la pace dei cuori.

Il Volto dell’Uomo dei dolori si mostra a Pasqua come quello del più bello dei figli degli uomini.

La sua morte apre all’"impossibile possibilità" divina della vittoria sulla morte, a quella "morte della morte" che è il trionfo della Bellezza ultima su tutto ciò che passa.

Di questa Bellezza tutti abbiamo immenso bisogno per vivere e per morire, anche e proprio in questo nostro tempo "postmoderno", invaso da tante effimere bellezze e ferito da tante domande angosciose. La fragilità della carne segnata dal dolore e dal male, la scena del mondo che passa, proprio in quanto assunte dal Verbo nel suo abbandono per amore nostro, sono state rese partecipi di un mistero di bellezza che può redimerle e trasfigurarle dal profondo.

Il "piccolo bene", il bene contratto del Verbo abbreviato per noi, rende bello e salvifico tutto ciò che appartiene alla piccolezza del tempo, se vissuto con lui, per lui, con l’amore che egli stesso ci rivela e ci offre.

Lo esprimono con straordinaria intensità i versi di un poeta toscano, morto da qualche anno, Renzo Barsacchi, che offro ai lettori come augurio di luce e di speranza pasquali.

«Portami via per mano ad occhi chiusi / senza un addio che mi trattenga ancora / tra quanti amai, tra le piccole cose / che mi fecero vivo. / Non credevo, Signore, tanto profondo fosse / questo sfiorarsi d’ombre, questo lieve / alitarsi la vita nello specchio / fragile di uno sguardo, / né pensavo che il mondo / divenisse, abbuiando, così acceso / di impensate bellezze» (Renzo Barsacchi, Le notti di Nicodemo).

Non è questa la soglia rappresentata dal volto del Risorto, offerta a chi crede, spera e ama, in ogni ora e stagione del tempo, come bellezza vittoriosa sul dolore, sul male e sulla morte?



 
 
Prenota il tuo pellegrinaggio on-line
»
»
»
»
»
»



»
»

 

 »
 »
Creato da GAP Informatica Snc - Area58